In Italia il mercato televisivo si può prestare a molte interpretazioni. Sui ricavi c’è un oligopolio in cui tre aziende, Rai-Mediaset-Sky si spartiscono poco più di 2 miliardi di euro per ciascuno. In particolare la Rai ha la sua fonte di sostentamento per il 50% nel canone e per il restante 50% nella pubblicità.
Mediaset e Sky hanno ricavi derivanti sia da pubblicità (soprattutto la prima) sia da abbonamenti e PPV. Si deve altresì sottolineare che nell’analogico terrestre Rai e Mediaset si spartiscono oltre il 90% dei ricavi pubblicitari totali, di cui il 40% va alla tv pubblica, il restante a Mediaset, ed hanno insieme l’85% degli ascolti.
Alla fine del 2005 la Commissione Europea ha avviato uno studio propedeutico all’emanazione di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia con l’accusa di aiuti di Stato. Tale accusa è stata mossa per il finanziamento statale di 220 milioni di euro per l’acquisto dei ricevitori per il digitale terrestre. Sono anche sorte delle polemiche perché un’azienda amministrata da Paolo Berlusconi la Solari.com srl, fratello dell’allora premier, è stato uno dei distributori di decoder (con una quota minima del 2% del mercato).
Nel 2006, la stessa commissione ha aperto un’indagine a proposito del problema delle frequenze tv (nel mirino l’acquisizione da parte di Mediaset delle frequenze di Europa Tv, proprietaria del canale sportivo analogico Sportitalia), ma non è emerso niente di illegale. L’Antitrust ha però esteso i tetti esistenti del DVB-T al DVB-H, in particolare obbligando le emittenti che trasmettono su cellulare a lasciare il 40% dei propri canali a terzi e obbligando a usare le frequenze solo per la TV sui cellulari.
Il 19 luglio 2006 la Commissione Europea aveva inviato al governo Prodi una lettera di avviso formale in cui si chiedono chiarimenti in merito alla riforma del sistema televisivo, su cui si sospettavano incompatibilità con le norme europee in materia di concorrenza, nelle parti in cui si danno restrizioni alla fornitura di servizi nel settore delle trasmissioni televisive. Infatti la legge Gasparri, se da una parte dovrebbe favorire l’aumento del pluralismo permettendo alle tv locali di unirsi in network interregionali, dall’altra non interviene sulla (presunta) posizione dominante di Rai e Mediaset.
A tal proposito, il 12 ottobre 2006 è stato presentato un nuovo disegno di legge che mira a ridimensionare Rai e Mediaset spostando una rete analogica a testa (si parla di Retequattro e Raidue, scartata Raitre che garantisce l’informazione regionale) solo sul digitale terrestre, in cui l’azienda milanese sta investendo milioni grazie anche alla pay-per-view; questo, secondo il ministro Gentiloni (centrosinistra) dovrebbe aumentare la concorrenza nel mercato televisivo italiano.
A gennaio 2007 l’Italia ha ricevuto una sanzione per gli incentivi all’acquisto sui decoder per il digitale terrestre, ritenuti non in regola con la neutralità tecnologica tra sistemi di trasmissione. Nello stesso anno il Governo Prodi ha varato nell’ultima finanziaria per il 2007 una nuova campagna di incentivi ma solo per l’acquisto di tv flat con tuner digitale terrestre integrato (apparecchi non molto diffusi). Tali incentivi sono delle detrazioni di imposta pari al 20% del prezzo d’acquisto, fino ad un massimo di 200 euro. Essi sono stati riproposti anche nella Finanziaria 2008.
Il 18 luglio 2007, Bruxelles chiede all’Italia di correggere alcune discriminazioni della Gasparri sul passaggio dall’analogico al digitale entro 2 mesi, altrimenti scatta un altro deferimento alla Corte di Giustizia Europea e una multa giornaliera di 300-400 mila euro fino a quando non saranno sanate le anomalie. Il governo, vista la lentezza dell’iter, ha chiesto una proroga, ma la UE l’ha respinta.


